Dopo un recente viaggio a Barcellona, durante il quale ho potuto ammirare per la prima volta da vicino l’eredità di Gaudì e respirato nei suoi ambienti, ciò che mi porto a casa sono alcune considerazioni circa l’unicità di alcune architetture, che spazzano via i concetti di stile ed epoca e che restano sempre attuali, originali, in questo caso geniali.
Quello che ho visto nella Sagrada Familia e in casa Batllo sono esempi di una genialità e di un simbolismo senza eguali, tracce che ricorrono in un vero e proprio stile, che non necessita presentazioni o riferimenti, semplicemente esiste come un timbro chiaro ed inequivocabile della firma di Gaudì. Lo stile dell’architetto è ormai universalmente definitivo come “catalano”, così pittoresco e pieno da risultare a volte ridondante, ma allo stesso modo molto riconoscibile, a volte eccessivo, ma mai stonato, né troppo ripetitivo o kitch in qualche modo.
Guardando da vicino si coglie subito l’estrema cura al dettaglio, l’attenzione maniacale, il profondo senso di connessione con l’elemento natura, l’eleganza, la ricercatezza. Infine l’utilizzo di 3 al massimo 4 materiali rende il risultato davvero armonioso e in qualche modo lineare.
Da questo viaggio nel suo mondo, ho avuto due intuizioni importanti riguardo il mondo dell’architettura, la concezione della casa e il pensiero odierno.
Il primo pensiero che mi sento si esprimere è il concetto di creatività ed ispirazione, in questo caso portato sull’arte e l’architettura, ma che in generale è possibile ricondurre a molti altri ambiti.
Che cos’è la creatività oggi?
Che cosa significa dare soluzioni creative?
Come si può ritornare a quel concetto di creatività che si basava su schemi molto razionali, ma che poi esplorava, cambiava, si trasformava, cresceva?
Ad esempio tornando a Gaudì le sue opere di basavano su una modularità maniacale, il suo metodo si fondava infatti su schemi rigidi, simmetrici, regolari, il risultato appare quindi armonioso, in qualche modo rassicurante, ordinato, ma nello stesso tempo esplode di creatività, esplora le forme curve, taglie e ricuce, crea dinamismo.
Il risultato è percepito in maniera inconscia dal nostro occhio, ma si trasforma e si plasma sotto forma di sensazioni di calma, pace, in quest’atmosfera così onirica e magica che si respira anche all’interno di quella che è chiamata la “casa delle ossa”, per la rappresentazione di teschi e ossa delle vittime del drago. L’ispirazione per l’architetto arriva dal mondo animale, realizza enormi tartarughe come base delle sue colonne, che lo ispirano a creare una grande foresta alberata. Con questa descrizione potrebbe sembrare che tutto l’insieme risulti confusionario, che risulti extra, kitch, ma in realtà tutto si sposa alla perfezione e anzi crea un racconto vero e proprio che ti accompagna in un’esperienza e non più solo in una visita.
La riflessione che arriva a questo punto in modo naturale è la differenza di ciò che viene oggi proposto: troviamo infatti schemi normativi estremamente stringenti, poca flessibilità, costruzioni tutte uguali; mentre ciò di cui ha bisogno l’uomo per star bene nella propria città sono opere del genere, della flessibilità, di colori diversi che il solito bianco ghiaccio e grigio topo, della sorpresa data da uno spazio diverso, da uno schema non visto.
Abbiamo perso questa visione? Abbiamo perso la voglia di esplorare?
Il secondo punto è la risoluzione di problemi complessi in modo del tutto innovativo e diverso, attraverso molta sperimentazione e ricerca.
Gaudì infatti aveva la capacità di condensare soluzioni tecnologiche altamente funzionali con l’estetica, nulla era però concepito come mero strumento stilistico, bensì con un forte e marcato valore funzionale. Ad esempio in Casa Batllo la ventilazione venne ricavata sulle pareti come una serie di tagli inclinati, la cui forma strizza l’occhio al mondo marino e alle branchie dei pesci.
Questa capacità di trasformare ciò che è utile in qualcosa di anche bello esteticamente è davvero complicato, soprattutto in un settore che ha sempre più burocrazia, più regolamentazione, maggiori vincoli di varia natura, qualcosa che però purtroppo uccide la creatività e ci rende schiavi della soluzione più semplice.
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